Operazione Earnest Voice: la tua amica di Facebook è della CIA

Operazione Earnest Voice Cia FacebookI militari manipolano i social network.

Immaginate che tutti i commenti dell’ultimo video di moda su Youtube siano di una sola persona. Di un militare con la missione di influenzare l’opinione pubblica attraverso i social networks. Con la possibilità e la tecnologia per poter assumere, contemporaneamente, miriadi di identità differenti, tutte documentabili.
Non è la sceneggiatura di un film ma la descrizione, apparsa sul “Guardian”, del servizio offerto da una società americana, la Ntrepid, al Comando Centrale americano che sovrintende le operazioni militari in Medio Oriente e in Africa centrale, il CENTCOM. Il contratto stipulato promette “la gestione di persone online”, un passato convincente per ogni falsa identità, con biografia dettagliata di supporto e che controllori dislocati negli Stati Uniti possano essere abilitati ad usare queste false identità dalle loro postazioni «senza paura di essere scoperti da avversari muniti di sofisticata tecnologia».
Il “servizio” prevede che ogni addetto, attraverso server virtuali privati dislocati in tutto il mondo, dia l’impressione che le varie identità siano persone reali sparse per il mondo, implementando, in più, il traffic mixing (incrocio di traffico, ndt), mischiando la navigazione dei profili virtuali con quella di persone reali, ovviamente ignare, in modo da offrire «una copertura eccellente ed una negazione potente».

Il contratto firmato con Ntrepid è parte del progetto OEV, Operation Earnest Voice (Operazione Earnest Voice, con un chiaro eco alle trasfusioni di petrolio iracheno dell’Operazione Earnest Will), già sviluppato in Iraq nella guerra psicologica contro gli oppositori della coalizione.
Secondo le parole dell’ex comandante di CENTCOM, David Petraeus, l’operazione sarebbe uno sforzo per «neutralizzare le ideologie estremiste e la propaganda e per assicurare che le voci credibili possano essere ascoltate […]», relazionato all’obiettivo dei militari americani di essere “i primi con la verità”.
Non da meno il successore di Petraeus, il Generale James Mattis, che ha dichiarato in una commissione al Senato: «L’Operazione Earnest Voice supporta tutte le attività associate con la denigrazione dei nemici e questo include l’impegno sul web e i prodotti distribuiti via web», specificando che «l’OEV cerca di disturbare il reclutamento e l’addestramento degli attentatori suicidi, di negare rifugi sicuri ai nostri avversari e di contrastare l’ideologia estremista e la propaganda». Il Generale ha inoltre aggiunto che sono in sviluppo nuove tattiche che gli USA potranno usare per «contrastare gli avversari nel cyberspazio».
Secondo un rapporto dell’Ispettore Generale del Dipartimento della Difesa in Iraq, OEV era gestito dalle forze multinazionali, anziché dal Comando Centrale.
Alla domanda se nessuna forza militare britannica sia stata coinvolta nel progetto OEV, il ministro britannico della Difesa ha risposto che non ne “aveva riscontro”, rifiutandosi di dire se fosse stato coinvolto nello sviluppo del “programma di gestione della persona”, preferendo «nessun commento sulle capacità del cyberspazio».

L’Operazione Earnest Voice affronterebbe problemi legali se rivolto contro i cittadini degli Stati Uniti, dove un certo numero di persone che usavano programmi “fantoccio” (i software per la creazione delle identità virtuali) sono stati perseguiti penalmente. Un avvocato di New York che impersonava uno studioso è stato condannato al carcere dopo essere stato accusato di “impersonificazione criminosa” e furto di identità.
Non è chiaro se l’OEV sia in violazione della legge britannica. Gli esperti in Diritto affermano che potrebbe cadere nel reato di “falsificazione e contraffazione” punito dalla Legge 1981 che sancisce: «Una persona è colpevole di falsificazione se realizza un prodotto falso, con l’intenzione che lui o qualcun altro lo utilizzi per indurre terzi a crederlo autentico, ed in ragione di ciò, commettere atti che pregiudichino la propria incolumità e quella degli altri».

Alle prossime sbandierate rivolte popolari organizzate “spontaneamente” nei social networks, ricordatevi di questi programmi militari.

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