Di tutte le riforme, da quelle specifiche sulla magistratura o più generalmente quelle costituzionali, sempre motivate dagli interessi personali di chi, non rispettando le leggi (o per lo meno non rispettando la collettività) ha interesse nel modificarle per non essere condannato dalla giustizia, di tutte le riforme, non si parla mai di quella veramente urgente, indispensabile e improcrastinabile: la riforma monetaria.
Perché il Popolo non può esercitare il suo fondamentale diritto di sovranità se non è in possesso della proprietà dello strumento fondamentale di misura del valore delle cose del suo sistema. Il salumiere si pesa i prodotti con la sua bilancia, non se li fa pesare da sconosciuti con la bilancia taroccata della concorrenza.
L’art. 1 della Costituzione che afferma: «La sovranità appartiene al popolo» [1], è mera utopia, poiché questo benedetto popolo non ha alcuna voce ma soprattutto alcuna minima idea sul funzionamento di quel processo sul quale qualsiasi cittadino basa e dedica praticamente tutta la vita, qual è quello economico-monetario.
Le grandi tribolazioni di un’esistenza incentrata sullo schiavismo chiamato lavoro, che fanno rimpiangere con nostalgia la religiosità dei tempi di “calviniana” memoria, evidentemente non lasciano il tempo né le forze per fermarsi un attimo a pensare, esattamente come succede con un criceto che irrazionalmente corre nella sua ruota fino alla morte. Privati anche della spiritualità, del famoso ora et labora di Martin Lutero è rimasto solamente “labora!”.
Ma è necessario porsi alcune domande su una questione fondamentale, quella monetaria.
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Di chi è la proprietà della moneta?
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Perché, se è nostra ossia del popolo, ce la prestano?
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Perché in molti paesi nel mondo (come era facilmente verificabile in Italia con la lira) nelle monete c’è scritto il nome del paese ma nelle banconote il nome di una banca?
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Come fanno le banche e come possono impadronirsi del diritto di prestare qualcosa che non hanno?
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Perché uno dei maggiori proprietari della BCE, la Banca Centrale Europea, è la Banca d’Inghilterra, paese nel quale non si utilizza l’euro?
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Perché i proprietari (ma non dovremmo esserne noi?) della Banca d’Italia sono rimasti occulti per più di un secolo (dal 23 Ottobre 1865 al 20 Settembre 2005)?
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Perché la banca centrale, che dovrebbe essere dello stato, è in realtà proprietà di banche private i cui proprietari hanno un vivissimo interesse nel rimanere occulti?
Usare la dicitura “Banca d’Italia” è un po’ come se John Bobbit scrivesse “Rocco Siffredi” sul suo campanello di casa o come se Giuliano Ferrara andasse in giro con un cartello giallo con scritto “Sono anoressico, ho fame”.
Questo è utilizzare falsa identità a scopo di truffa. E infatti uno dei più grandi pensatori italiani di questo secolo, il professor Giacinto Auriti, acuto uomo di Legge e filosofo del Diritto, denunciò la Banca d’Italia per differenti reati: truffa, usura, falso in bilancio, associazione a delinquere, istigazione al suicidio.
Ma se volete sapere che passa con chi si mette a denunciare in crimini delle banche, provate a fare qualche ricerca sul questore Arrigo Molinari (tesserato P2 N° 767, coinvolto in numerose oscure vicende della storia italiana, da Gladio all’omicidio di Luigi Tenco), morto accoltellato il 27 Settembre 2005, alla vigilia di un’udienza per una citazione in giudizio che aveva presentato contro Bankitalia e Banca Centrale Europea [2]. O provate a cercare informazioni sull’Ordine Esecutivo N° 11110 firmato da John F. Kennedy il 4 Giugno 1963, qualche mese prima di essere ammazzato. O approfondite il tema dei greenbacks, autorizzati da Abraham Lincoln il 25 Febbraio del 1862, che sancirono il suo ultimo anno di vita, prima di ricevere un colpo di pistola. Altro che teorie del complotto!
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Note:
[1] http://www.governo.it/governo/costituzione/principi.html
[2] http://www.scribd.com/doc/31451785/Il-Giornale-28-09-05-Arrigo-Molinari


